On The Road (con prole)

Ci siamo sentiti molto coraggiosi e abbiamo deciso di fare 4 gg e 3 notti fuori. Dico ‘ci siamo’ ma io in realtà non mi sentivo coraggiosa per nulla. Anzi, ho cercato di aggrapparmi a numerose scuse (le previsioni non sono il massimo;la Lottie ha 36.9;il traffico, le zanzare ecc…) e ho quasi concesso alla pigrizia di avere la meglio.

Non è che non volessi partire. Figuriamoci: a me il mare piace un sacco, adoro viaggiare, il campeggio mi ha sempre divertito…è che avevo paura che con le pupattole sarebbe stato un incubo, non una vacanza, e memore degli avvertimenti della Nonna D. (anche soprannominata Nonna Catastrofe per l’immancabile pessimismo cosmico) vedi ‘al mare i bambini si innervosiscono…minimo bisogna stare dieci giorni perché si ambientino ecc….’  temevo che per tre gg forse non ne valesse la pena. Il Dadda in questo è stato bravissimo e come spesso fa, mi ha bellamente ignorata.  Alla fine, siamo stati divinamente e io non sarei più tornata a casa.

Di questa mini deliziosa vacanza, traggo le seguenti conclusioni:

La Kowsky&Il Mare. A parte che non c’è stato nulla da fare: per la Kowsky il mare era il fiume grande – ‘Mamma, guadda che bellissimo il fiume grande!’ è stato l’esordio appena scesa dalle macchine e scorto l’orizzonte blu – il suo rapporto con il mare è stato di amore e timore. Si è divertita ad osservarlo con attenzione studiando barche, bagnanti e gabbiani.  Ha pucciato i piedini nella spuma squittendo di gioia quando vedeva l’onda arrivare ma senza mollare mai la mia mano. E ha prontamente ridarguito preoccupatissima suo padre – ‘dadda, no, come back!’ – quando da bravo Scozzese incurante del freddo si è tuffato nel Mediterraneo con la grazia di un salmone vichingo. In compenso, con la  piscinetta per bambini è stato amore a prima vista: non sarebbe mai uscita e ha passato ore con un sorriso da Stragatto a schizzare e farsi schizzare dai bimbi. A dimostrazione degli effetti benefici dell’ammollo in piscina perenne, si è docilmente fatta spalmare crema senza protestare (mai successo), messa cappellino in testa senza protestare (mai successo), tenuto cappellino in testa senza protestare (mai successo) e fatta asciugare senza protestare (mai successo).

cell3 085

Il ‘fiume grande’

La Kowsky & Dadda in versione acquatica

La Kowsky & Dadda in versione acquatica

Lottie versione on the beach

Lottie versione on the beach

La Lottie aka Il Soprammobile. La povera Lottie soffrendo della condanna dei secondogeniti è stata parcheggiata in più locations e ha come suo solito graziato la famiglia con il suo placido stare-ovunque. E’ stata vista in modalità on the beach in due versioni: nell’ovetto e direttamente sulla sabbia. Nella prima variante ha dormito riparata dai venti dal plastico anti-pioggia e faceva molto E.T qui, nella seconda ha beneficiato di un po’ più di attenzioni soprattutto da parte della Kowsky che abbiamo il sospetto le abbia fatto uno svezzamento anticipato con granelli di sabbia e alghe. Altro che semolino e tapioca, qui!  L’apoteosi l’abbiamo raggiunta l’ultimo pomeriggio, quello in cui un Dadda raggiante e, credo, sentendosi alquanto onnipotente, l’ha portata a vedere l’ultima partita del campionato Spagnolo al bar della piscina godendosi un super all inclusive di football, birra ghiacciata e secondogenita. La Lottie non si è scomposta più di tanto neanche al ‘GOOOAAL’ e con questo penso si sia definitivamente aggiudicata la fetta più grossa dell’eredità paterna.

Lottie by the pool

Lottie by the pool

Sleeping Beauties. A dispetto delle previsioni pessimistiche della Nonna Catast D., le piccole si sono rivelate vere creature da spiaggia: hanno dormito come non succede mai, entrambe e a lungo, e hanno mangiato…beh, la Kowsky ha mangiato in maniera un po’ anarchica ma suvvia, era in vacanza! Del resto, anche se mangia prima i fusillli al pomodoro, poi la banana e infine la salsiccia, nello stomaco poi si rimescola tutto. O no?
Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Io non è che sia una control freak, però c’è un motivo se la valigia delle pupe l’ho sempre preparata io. Potrei riassumere dicendo che l’altro membro adulto di questo clan è uomo, oppure aggiungere dettagli tra i quali il fatto che questo membro adulto sia Scozzese e quindi con concezione termica diversa dalla mia, molto minimal e anche un po’ smemorato. Ebbene, costui mi chiede un gesto di fiducia estremo: far lui i bagagli delle bimbe. Io tentenno poi cerco la via di mezzo. Insomma,  fingo di dargliela questa fiducia insieme ad una lista dettagliatissima whattsappata di cosa infilare in valigia. Perfetto. Arrivati a destinazione e disfando quindi il borsone, mi accorgo che le due felpe della Kowsky erano diventate un cardigan di quelli belli sottili primaverili, i pannolini acquatici della kowsky non erano stati acquistati e i vestiti per la Lottie abbinati in modo…ehm…diciamo alternativo. Il risultato è stato che la Kowsky ha girato per 3 gg con la stessa T-shirt e 15 strati di altri capi d’abbigliamento per compensare il freddo artico che faceva in roulotte la sera. E la Lottie, povera dolce Lottie, a lei è toccato il look chupa-chups: maglia rosa e leggings gialli! E quando ho osato criticare la scelta stilistica, il Dadda risentito ha spiegato che rosa e giallo invece sono molto ‘fashionable’ insieme. Seeee, se sei un hoompa loompa magari!

ecco cosa succede quando alla valigia ci pensa Dadda

ecco cosa succede quando alla valigia ci pensa Dadda

Kowsky con la famosa T-shirt degli Stone Roses portata per 3 gg

Kowsky con la famosa T-shirt degli Stone Roses portata per 3 gg

 

cell3 094

…e anche qui…

Tutto ciò, quindi, per rifarmi a un post di C’era una vodka è per confermare che sì, partire con prole è possibile. Solo che è meglio se la valigia la fa la mamma!

Kowsky che sgrida il padre reo di essersi tuffato in mare

Kowsky che sgrida il padre reo di essersi tuffato in mare

Altalena con Dadda

Altalena con Dadda

Attentato agli occhi di Dadda

Attentato agli occhi di Dadda

Advertisements
Posted in Noi | Leave a comment

Delitto&Castigo

 

Tu lo sai bene che hai sfidato la sorte. Lo sai perché è uno dei fondamenti del mammismo post-moderno, una legge insindacabile, una regola alla Fight Club. E tu da mamma secondipara, lo sai.

Eppure l’hai fatto.
Come attenuante, dobbiamo aggiungere che sì, l’hai detto spesso ma quasi in un sussurro. Inoltre, non hai mai iniziato tu l’argomento, questo va detto, e quando ti è stato chiesto, hai abbassato lo sguardo quasi con il timore che quello che stavi per confessare ti avrebbe attirato le ire degli dei.
A volte, hai anche aggiunto un modestissimo ‘eh, ma lo so che non durerà’, sperando così di smorzare la maledizione. Ma avresti dovuto saperlo: non basta. Perché il mondo è crudele, la fortuna è cieca e le maledizioni mammifere sono potentissime. Ma alle primipare si perdona tutto, alle secondipare no. E avresti dovuto saperlo.
Eppure l’hai fatto.

Ma ciò che non si perdona, qui, è soprattutto il tradimento. Perché ci sei passata anche tu. Perché fino a poco tempo fa eri membro onorario del club e non è che si puo poi passare da destra a sinistra così, eh. Eppure…ti sei già dimenticata? Per 17 lunghissimi mesi  hai dovuto constatare che sì, LORO esistono e non sono quasi mai i tuoi. Li avevi soprannominati ‘ i mangia&dormi’ e poi, nell’altra scuderia ci sono gli altri,i tuoi, quelli che la nanna anche no. Li avevi chiamati ‘gli sveglioni’, che sì, fa molto presa per il culo, ma vabbe’. Il problema non era tanto che il tuo pupattolo, in quanto membro ufficiale del club degli sveglioni, si svegliasse quando andava bene 5 e quando andava diversamente bene 9 volte per notte da 16/17 mesi (!!!!). No. E il problema non era neanche che esistessero mangia&dormi. Ne prendevi atto come prendevi atto del fatto che esistono i calamari giganti e ….no, il problema non era neanche che quando hai uno sveglione per casa, sei perennemente circondata da mangia&dormi. Erano ovunque, come i Visitors. Tutte le tue amiche avevano un mangia&dormi e non passava giorno in cui non fossi risucchiata dai loro racconti di quanto ermenegildo dormisse tutta la notte da quando aveva 6 minuti di vita e da che bello che con lucrezia non abbiamo mai perso una notte di sonno. Frasi grazie alle quali le tue occhiaia che prima potevano essere considerate semi trendy sulla scia di twilight&co, ora diventavano una sirena d’allarme che urlava “perché a me????’ . 

 Adesso ricordi? Tu sei stata una di loro, sai cosa si prova ad esserne circondati. Ricordi ancora bene il sentimento di impotenza, la sensazione di fallimento, i mille libri e teorie sull argomento letti, lo sguardo di disappunto della nonna D., quello sguardo che neanche troppo sottilmente dice ‘eh, a 1 mese e 23 giorni la bambina dovrebbe già dormire come minimo 5 ore di fila! La nipote della figlia del cugino di Celestino mi ha raccontato che….’.
 Quindi…che insulto! Da te, proprio non ce lo si aspettava!
Non avresti mai dovuto pronunciare quelle parole.
Invece, con un sommessissimo ‘ehm…sì, la Lottie dorme tutta la notte’, te la sei tirata e ora lo sai che ti spettano come minimo 15 mesi di sveglie apocalittiche nel cuore della notte. Perché la regola numero uno dei mangia&dormi è  ‘non si parla mai dei mangia&dormi’. MAI. Avresti dovuto saperlo. O almeno portare un po’ di rispetto e mentire.
E ora son tutti cazzi tuoi.
sleepless-night
Posted in Noi | 2 Comments

La Siesta

Il segreto  è mettere prima a letto la piccola, la Lottie. Dopo 15 minuti, è il momento giusto per la Kowsky, la grande, che pretende la sua dose pomeridiana di ‘ticchi-ticchi’ sulla schiena mentre canta ‘tulittelmanchiesgiamoin….’. Dopo 10 minuti, dalla sala ti giunge l’inconfondibile grugnito della Lottie. Sai che è una manovra rischiosa e valuti attentamente la situazione. La grande, accanto a te, da 5 minuti buoni non canta più twinkle twinkle little star e pare inerme. Decidi che con un po’ di accorgimenti si può fare. Ti alzi e vai in sala rimettere il ciuccio alla Lottie.  Tempo 3 secondi e….”Mamma, dove sei? Pendimi! Ci svegliamo?’. Decidi di portare anche la Lottie in camera della Kowsky. Nel trasportare la sdraietta della piccola ti sloghi una caviglia con il maledettissimo panda che a tutto volume protesta con ‘sono un campione del pallone, dai vieni a giocare anche tu, vieni a fare goal, ole ole’. Con il tallone destra lo pesti e cerchi non troppo elegantemente di sfondargli lo sterno e con esso il marchingegno che lo anima. In questo momento hai a destra la grande nel suo lettino e alla tua sinistra la piccola.

Dando sfoggio di incredibili capacità di multitasking come solo una mamma disperata sa, con la mano destra fai opera di ticchi-ticchi sul collo della grande aspettando che il sonno profondo la tramortisca per un paio d’ore mentre con la mano sinistra dai il bibo di latte appena tirato alla pequeñita.

Bene, la grande dorme e la piccola è stata nutrita. Riporti la sdraietta con Lottie sopra in sala. Ueueue, rimetti il ciuccio alla piccola in fretta e furia se no la grande si sveglia. Alla piccola cala la palpebra. Gioia, gaudio. Corsa in bagno. Non guardarti allo specchio se no piangi. Metti su la lavatrice. Spazza il pavimento della cucina e mentre passi davanti alla credenza, afferri 3 biscotti al cioccolato. Quello  sarà il tuo pranzo piu 1/3 di banana dall’ aspetto poco rassicurante. Forse è stato rigurgitato ma non c’è tempo per farsi domande. Ecciu’,  caz**, la grande si sta svegliando. No, falso allarme… Mungiti per 25 minuti. Ueue, ciuccio di nuovo. Continua a mungerti e col piede sinistro muovi sapientemente evanti e indietro la seggiolina della peque.  Finita la mungitura avrai le tette di una boscimane e i polpacci da Inzaghi.  Solo uno però – il  sinistro.  Stendi. I piatti nel lavello son ancora da lavare..,un attimo, dai, 5 minuti su internet ‘maaaaamma, dove sei? Vedere mamma, veni chi!’ 5 minuti di shshshshhhh ‘mamma è qui,  è sempre qui” ( non è vero, mamma si stava cercando di fare 5minuti di santissimi cavoli suoi e quando sarai mamma anche tu, capirai). Quiete ristabilita. Miaaaaao-glooo-gloooo…..noooo, il gatto sta vomitando! Dentro di te sei tentata di ignorare la svomitazzata ma poi la coscienza ha il sopravvento. Pulisci il vomito di gatto, metti coperta in lavatrice, fai lavaggio rapido. Per cinque minuti, silenzio. Mi siedo. So che non durerà.  Potrei piangere. O ridere. O scrivere questo post.

Chaos has officially begun.

Posted in Noi | Tagged , , , , , | 7 Comments

Quel 18 Gennaio

Un giorno scriverò di quel 18 Gennaio.. E racconterò di quell’ angolo di ospedale che profuma di zucchero filato e disinfettante. In cui un silenzio sacro e surreale viene interrotto solo da quei bip-bip che fanno fermare il cuore per un istante a una mamma, in cui si sussurra e ci si scambia sguardi di chi sa, di chi c’è dentro. Quel luogo,in cui anche il più insospettabile dei padri, quello super hipster con la barbetta da bassista indie e gli anfibi, tira fuori la statuina della madonna di Lourdes e ti chiede se vuoi un po’ della sua acqua benedetta. E tu non sai che dire e allora rispondi con un timido no, grazie. Anche se poi tu gli vorresti dire che sì, l’acqua benedetta la vuoi . Perché  in questo momento ti serve tutto. Che di forza, della tua forza, spesso ti sembra non te ne rimanga più e allora ben vengano i santini e i braccialetti di padre pio e anche le preghiere a un dio a cui non sei nemmeno sicura di credere,.

Un giorno se ne sarò capace racconterò di come in quell’ angolo d’ ospedale non si chiede mai niente, ci si parla appena, tutti seduti in adorazione e preghiera come davanti ad un altare. Eppure ci si capisce al volo. E lo sguardo di quella mamma il cui piccolo non riesce ad attaccarsi al seno ti perseguita alla notte così come gli occhi di quel papà che a qualsiasi ora tu vada è sempre lì solo con il suo minuscolo cucciolo. Lui sorride timidamente e ride della sua imbranataggine nel cambiare i pannolini. Tu lo vorresti abbracciare e ti chiedi se li dovrà sempre cambiare da solo quei pannolini.
E racconterai che quando le culle termiche rimangono vuote sei contenta e anche un po’ gelosa. E di come a volte, a casa, la Kowsky riesce a farti dimenticare per un attimo quel luogo e quei bip-bip.
E poi quando sarai tu a poter portare a casa la tua piccola, lo farai in silenzio, perché lì è così che si fa.
Un giorno, se ne sarò capace, racconterò di quel 18 Gennaio. Un giorno, quando tutto sarà metabolizzato per bene, forse lo sapremo anche festeggiare, quel 18 Gennaio. Intanto,il 2 febbraio, insieme ad un orsetto del cuore rosa in regalo per la Kowsky, abbiamo portato a casa la nostra Lottie e l’unica cosa che sono riuscita a pensare, è stato ‘Now, let the chaos begin!’
Posted in Noi | Tagged , , , , , , | 4 Comments

in Apermus we trust

Manca poco all’ora X. Anzi, mi stanno tutti a gufare sulla storia che stanotte c’è la luna piena (o nuova?)e mi sto quasi convincendo che entro domattina sforno. E quindi volevo dire due cosine alla fata delle partorienti.

Cara fatina,

innanzitutto volevo dirti di avere un occhio di riguardo per me perché non sono di fatto primipara ma proverò a partorire come tale visto che la kowsky cocciuta e poco propensa alla collaborazione fin dagli esordi uterini rimase a testa in su e dovettero cesarizzarmi. A questo giro, ci proviamo e tu magari stammi vicina, e prova a farmi un paio di favori che poi io parlerò bene di te e fondero’ un qualche gruppo…non so…su Facebook può andare bene?

Ecco, allora, io innanzitutto vorrei per dirla finemente un’ ostetrica con le palle. Di quelle con una ventina d’anni di esperienza, morbida e ruvida come una balia, di quelle che non te la mandano a dire, che un po’ ti incoraggiano e un po’ ti cazziano, col senso dell’umorismo, che assomigli magari alla fata smemorina di Cenerentola senza per questo dimenticarsi le fondamenta del suo lavoro ( che però se mi vuol cantare bibidibobidibu va benissimo) e anche un po’ ad Angela Finocchiaro.

Poi, vorrei tanto riuscire ad arrivare almeno al 21 gennaio. Se mi vuoi far partorire prima, pazienza, avrai le tue ragioni, ma se posso permettermi…è che io mi vedo meglio come mamma di un Acquario perché ho letto che i bimbi capricorno sono dei non bimbi, seri, timidi e riflessivi e io non so se sono poi capace di fare la genitrice di una bimba così. Poi, se vogliamo essere proprio proprio esigenti…beh, domani è venerdì 17 e sebbene io non sia superstiziosa e abbia pure rotto uno specchio la mattina in cui è nata la kowsky, tra tante date disponibili proprio quella?

Lo so che te lo chiedono già tutte e capisco che ci voglia un minimo di realismo. Io non ti chiedo di partorire senza dolore. Fa parte del pacchetto, lo so. Ti chiedo però magari di proteggere il mio utero pre-cesarizzato che l’idea che sia un utero alla scarface non è che mi tranquillizzi molto. Io poi sto prendendo l’Apermus. Sono brava, sono diligente, 10 granuli tre volte al giorno e davvero ci credo che mi stia piano piano rendendo il collo dell’ utero morbido e servizievole. Insomma, incontriamoci a metà: non mi aspetto due contrazioni e voilà la pupa è servita ma non mi far fare uno di quei parti da esorcista, te ne prego.

Un’ultima cosa frivola frivola. Lo so che sarò in ospedale e che i rumori saranno ovattati come quelli di Roma Termini nel pieno di uno sciopero. Io però, vedi, non ho un ricordo proprio rassicurante delle mie due notti in ospedale con la kowsky appena nata. La prima notte riuscì a dormire 45 minuti e la seguente 25 con la kowsky ancorata alla tetta. Su una sedia. La stanchezza la metto in conto, ma quando le prese della corrente cominciano ad assomigliare a David Gnomo che ti strizza l’occhiolino, allora sai che magari stai un po’ sbarellando. Che quando ti devi prendere cura di neonato non è il massimo. Un tre ore per notte ti sembra una richiesta accettabile?

Va bene, fatina, questi sarebbero i miei desideri. Ovviamente, prima di tutto la salute. Quella della fetina e della mia. Qualora ti sentissi particolarmente generosa, io l’ho buttata lì.

Con affetto,

La Smamma

Ps fatina, non è che sei Capricorno e ti sei offesa?

Posted in Noi | 7 Comments

C’era una casa molto carina…

casetta 3

Era un quinto piano senza ascensore, con le scale strette strette e ripide e, chissà perché, i gradini erano più alti tra il primo ed il secondo piano. A te piacevano perché le ‘cale’ sono la tua recente ossessione ma avevamo un patto: solo con la manina della mamma, e a te che sei testarda, questa cosa non è che andasse  proprio giù e trovavi sempre il modo di arrampicarti su per qualche scalino da sola. Abbiamo rischiato bernoccoli ma ce la siamo sempre cavata.
Erano 40 m2 e ci eravamo illusi che sarebbero bastati quasi per sempre. Ma ora che arriva anche la fetina, beh, ci siamo dovuti arrendere all’evidenza: eravamo effettivamente un po’ stretti!
Era un ultimo piano e per questo un forno d’estate e una cella frigorifera in inverno. E ogni Gennaio mi dicevo che sarebbe stato l’ultimo, che non si poteva girare per casa con guanti e berretto, ma poi arrivava la primavera e mi illudeva che il freddo non sarebbe più tornato e io ci cascavo ogni volta.
C’era una bella terrazza e prima che nascessi tu ci abbiamo ballato la salsa e grigliato salsicce. Poi, con il tuo arrivo, le feste sono diventate pomeriggi a fare bolle di sapone e a infilare le biro colorate della mamme tra le assi di legno del pavimento. La preferita della mamma, quella viola, è ancora sepolta laggiù e ti perdono solo perché ti amo.
Su quella terrazza la Tiffy ha miagolato ai piccioni, dormito nel vaso del rosmarino di dadda e si è sentita per la prima volta in vita sua un vero felino catturando e aihmè uccidendo dei topini. A quel punto, è bene ammettere che la mamma quella terrazza l’ha un po’ stracancherata. Perché va bene tutto, ma i topi in terrazza no!!! Poi, così come sono venuti, i topini superstiti se ne sono anche andati e l’armonia in casa si è ristabilita.
C’erano i vicini che avevi imparato a salutare dicendo hola e adios, e se li incontravamo per le scale dovevamo aspettare che se ne andassero perchè tu dovevi per forza rimanere a ‘chiacchierare’ fino all’ultimo. Ti piaceva molto la dirimpettaia ‘Rosaio’ e il bimbo che crediamo si chiamasse lionel, ma non ne siamo del tutto sicuri. E sei stata fortunata che dalla tua nascita ad ora, Sergio, il cubano rumoroso del piano di sotto sembra sparito. ‘è negli usa’ dice la voce ufficiale. ‘è in galera’ si mormora per le scale. Usa o galera che sia, ci siamo schivati interminabili orazioni al sapore di rum e le occasionali comparsate sul pianerottolo nudo come mamma l’aveva fatto.
In quella casina, Il rintocco di una campana – di quale chiesa non siamo mai riusciti a capirlo- ci avvisava dei quarti d’ora che scorrevano. Era bello non dover cercare l’orologio per sapere che erano le otto!
Era una casa molto carina con un bagno più piccolo di quello della cabina di una nave, due gradini in sala su cui sei inciampata più e più volte, finestre che si chiudevano e mai più si aprivano oppure si aprivano e mai più chiudevano. Era una casa allegra e colorata, sconclusionata ed affollata.
Era una casa che ci era diventata un po’ troppo scomoda, e io non so..volevo solo che sapessi che lì siamo stati davvero molto felici.
Posted in Noi | 10 Comments

Fenomenologia della scelta del Nido. Da quali razionalissimi criteri farsi guidare per scegliere l’asilo giusto.

Quali criteri seguire per scegliere il nido giusto ( e come alla fine farsi guidare da altri dalla logica …ehm…discutibile)

kindergarten

Siamo ovviamente arrivati tardi per l’iscrizione al nido pubblico e così, a parte uno o due (quelli appartenenti all’Opus Dei), gli asili nidi privati di Sant Cugat li abbiamo girati tutti. E vi possiamo dunque deliziare con il seguente riassunto delle varie tipologie:
The child-factory
Nella child-factory i bambini sono tutti biondi e con gli occhi azzurri e se non fosse per il naso perennemente smoccoloso, li scambieresti per dei ciccio-bello o per i prodotti di un esperimento nazista, che forse è poi la stessa cosa. Tendenzialmente si chiamano tutti Oriol e Laia, ma c’è pure qualche Georgina e Johan . La scuola è super-nuova, le aule spaziose e la direttrice te le descrive come se ti stesse portando ad una visita guidata ad Oxford. Fanno musica, inglese, psico-motricità e tutte quelle belle attività che se anche attaccano foglie alle pareti, loro lo fanno ascoltando Vivaldi per stimolare i sensi e blablabla. Per pagare la retta devi assoutamente vendere un rene e, visto che devi anche comprare DUE set di uniformi per stagione (!!!) complete di scarpine, pantaloni, camicina e maglione, probabilmente verso natale ti toccherà vendere pure l’altro, di rene.
La scatolina magica
Quest’asilo è bellino bellino, pulito pulito, peccato sia una scatola di fiammiferi e dopo tre secondi ti sia venuto un attacco di claustrofobia da toglierti il respiro. E’ tutto asettico e ordinato, e la direttrice leggermente nevrotica. Una di quelle che ti parlano a due cm dal naso e ti fissano con occhioni verdi spalancati, mitragliandoti di 2455 parole al secondo. E’ poi anche una che da lì in avanti ti telefonerà un giorno si e l’altro pure per sapere come sta la nena e hai preso una decisione? Da lì soprannominata ‘No Pressure’, eh…
Quello che tutti ti consigliano, ma…
Quest’asilo è grande e ha un giardino molto grazioso con tanto di alberi  da frutta e sassolini che alla Kowsky piacerebbero sicuramente tanto. Di primo acchito non ci sarebbe nulla di non perfetto, se non che…boh, a me ad istinto non ha convinto. Non ha convinto la direttrice e la sua aria da business-woman afflitta dalla crisi e i suoi vari riferimenti a come in passato le cose andavano meglio, non ha convinto che una mattina col chiaro intento di fare dello spionag…ehm una passeggiata, abbia visto in giardino una bimbetta che piangeva disperata ‘mamma-mamma’ e nessuno andava da lei a consolarla, anche se una maestra era lì a due passi. Mhm.
Quello sgarrupato
L’asilo sgarruppato è un labirinto di scale, stanze comunicanti e cortili interni nel centro storico di Sant Cugat. Non si sa bene come abbiano passato il test per la sicurezza, ordunque. Le tate indossano inquietanti grembiuli in plastica colorata e, a detta della nonna che le avrebbe in teoria colte in fallo in una sua visita qui, a volte riutilizzano lo stesso fazzoletto per pulire il nasino dei bimbi.  Le aule sono un po’ old-fashion con pavimenti in plastico verde vomitino, i giochi hanno visto giorni migliori  e probabilmente se alla base c’è un progetto educativo, è stato preso in prestito da un qualche centro sociale anarchico della zona.
Quelli non-descript
Che sono poi carucci, con prezzi medi e niente di particolare in negativo o positivo, quelli un po’ a metà via, che non ti rimangono impressi ma che non ti convincono del tutto per delle piccolezze magari, ma che poi di pancia non ti ci senti di mandarcela la tua preziosissima pargola kowsky. Non so, quelli che ‘ non facciamo l’ inserimento perchè i bimbi devono capire che questo è un luogo in cui stanno senza genitori fin dall’inizio’ oppure ‘ qui non facciamo inglese fino ai due anni e comunque l’inglese lo faccio io e ci sono bimbi bilingue che ne sanno più  di me’ (evviva l’onestà e il saper vendere il tuo prodotto! )
E alla fine, secondo voi, quale asilo abbiamo scelto? Ai posteri l’ardua sentenza.
Posted in Noi | Leave a comment