It takes two to Tango

Era un inverno da Siberia. Di quelli in cui le automobili ci mettevano 20 minuti prima di mettersi in moto, SE si mettevano in moto, e i vetri si appannavano nel giro di 15 secondi.

Lui un po’ se l’aspettava. Del resto la Lonely Planet lo aveva fantozzianamente  avvisato ” CittadinaPerbeneDelNordItalia è famosa per il suo clima inospitale: estati torride che sfiorano i 40 gradi e inverni umidi caratterizzati dalla tipica nebbia padana….”. E vabbe’, che sarà mai un po’ di nebbiolina – aveva pensato lui. Solo che lo aveva pensato in Scozzese * – e poi dice qui che siamo a poco più di un’ora dagli Appennini…almeno potrò andare a fare Snowboard!. E così aveva accettato l’offerta di lavoro.

Lei aveva iniziato a fumare per il nervoso. Proprio lei che era riuscita ad attraversare l’asolescenza pseudo-punk senza mai accendere una sigaretta! Aveva anche perso 5 kg per il nervoso arrivando a un minimo storico di 48 kg. E si era tinta i capelli nero corvino. Ovviamente sempre per il nervoso.

Lui non l’aveva detto ai futuri datori di lavoro, ma in quella CittadinaPerbeneDelNordItalia ci sarebbe rimasto solo 4/5 mesi. Giusto il tempo che arrivasse il visto per il Giappone. Veniva da un anno in cui gli sembrava fosse piovuto sempre, ogni giorno e ogni notte, e aveva bisogno di andarsene lontano, di sentirsi vivo.

Lei non sapeva assolutamente quello che stava facendo o dove sarebbe andata. L’unica cosa che sapeva era che i progetti che coltivava il FidanzatoStorico le avevano poco a poco tolto il fiato e che lei no, a 24 anni di matrimonio e figli non era pronta a parlarne e che no, non poteva tollerare il pensiero che i successivi 50 anni della sua vita fossero già stati decisi. E così, di punto in bianco, con prevedibile ed esplicito disgusto di entrambe le famiglie, lo aveva mollato. Poi, visto che lei quando le cose le fa male le fa male fino in fondo, si era pure messa a frequentare uno di 15 anni più grande e pure recentemente separato. Uno con un bagaglio leggero leggero da gestire e una personalità che in psicologia moderna verrebbe velocemente catalogato sotto la voce ‘narcisista’. Una situazioncina facile, insomma.

Lui dice che quando l’aveva vista la prima volta, alla reception della Scuola, aveva pensato fosse proprio il suo tipo. Peccato solo per il troppo trucco e quelle scarpe tacco 12 che la facevano molto Uomini&Donne (n.d.r lui Uomini&Donne non sapeva nemmeno cosa fosse e nemmeno lo sa ora, credo, ma l’associazione rende bene l’idea).

Lei lo aveva subito individuato, seduto al computer in maniera finto-svaccata, con la sua aria un po’ sbruffona, la collanina stile surfista e l’accento particolare. La segretaria aveva suggerito che lei gli offrisse un passaggio, visto che lei era auto-munita e lui no. E da lì, ogni martedì e giovedì sera si facevano 20 minuti all’andata e 20 minuti al ritorno su Esther, la citroen di lei.

Lui pensava che lei avesse un accento strano: a volte sudafricano, a tratti australiano e inglese. Lei pensava che di quello che diceva lui capiva 1 parola su 5. Lei pensava che a volte lui puzzasse di bastoncini di pesce Findus. Lui pensava che le interminabili telefonate di lei al NuovoFidanzato fossero un’agonia. A lei sembrava di non ridere così dai tempi dell’università. A lui sembrava che lei fosse tutto e il contrario di tutto.

Lui non era certo di piacerle. Lei ogni tanto gli portava qualche tupperware con tentativi incerti di tortini salati e lui non se la sentiva di demolirle la convizione che sì, lui era scozzese e quindi la fama culinaria non è mai delle migliori,  ma sapeva perfettamente cavarsela ai fornelli e sua madre, chef, lo aveva abituato a ben altri livelli di tupperware.

Lei aveva voglia di ascoltare musica e fottersene dello smalto rovinato sulle unghie. Era consapevole del fatto che con FidanzatoNuovo le cose non sarebbero mai potute andare oltre Natale: lei sognava vacanze zaino in spalla per il Sud-Est Asiatico e per lui il massimo della vita era un lettino in riva la mare a Milano Marittima. Ma da questa situazione, da questo turbine di telefonate della ex moglie, stalking e demolizione psicologica,  non sapeva come uscirne e quindi mangiava e dimagriva e fumava.

Quel pomeriggio in centro, lui aveva provato un paio di scarpe che non gli piacevano abbastanza da giustificarne l’acquisto ma aveva timore di passare per tirchio e le aveva comunque comprate. Lei si sentiva spensierata come un’adolescente, nonostante il gruppo di ragazze le facesse un neanche troppo sottile ostracismo e la sensazione che NuovoFidanzato la stesse seguendo a volte le mozzava il fiato.

Poi, si erano seduti ad un bar e lei aveva iniziato a bere e a dire solo cose sbagliate. Erano finiti in una festa e suonava il fidanzato cappellone dell’amica Palle. Lui ballava con un berretto in testa e lei , che notoriamente a berretti e cappelli non sa resistere, flirtava un po’ e poi spariva. Poi, a quanto pare si erano baciati e lei era collassata e l’avevano dovuta portare in macchina. Lei insisteva che voleva guidare. Lui le disse ‘No way’. Alla fine lui la portò a casa e nell’aprire la porta si rese conto che lei aveva due gatti e che non glielo aveva mai detto e che l’appartamento puzzava un po’ di piscio felino e che forse lei era matta, una di quelle che invecchiando si rimpiono la casa di animali e parlano da sole. Lei dormì per la prima e ultima volta completamente vestita e trascorse il giorno seguente a vomitare. Quando lui stava per uscire, lei gli gridò ‘non fare quella stronzata di aspettare 3 gg prime di rispondere a un mio messaggio per fare il figo!’. Credo che lei gli consegnò pure la spazzatura da portare giù.

Sono passati 10 anni e a tutt’oggi lui ritiene che il loro anniversario sia il 1 Novembre e lei no, dice che era sicuramente il 2, di Novembre.

tango

* Inglese con accento Scozzese, per capirci

 

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2 Responses to It takes two to Tango

  1. sfolli says:

    Fantastica!

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