Fenomenologia della scelta del Nido. Da quali razionalissimi criteri farsi guidare per scegliere l’asilo giusto.

Quali criteri seguire per scegliere il nido giusto ( e come alla fine farsi guidare da altri dalla logica …ehm…discutibile)

kindergarten

Siamo ovviamente arrivati tardi per l’iscrizione al nido pubblico e così, a parte uno o due (quelli appartenenti all’Opus Dei), gli asili nidi privati di Sant Cugat li abbiamo girati tutti. E vi possiamo dunque deliziare con il seguente riassunto delle varie tipologie:
The child-factory
Nella child-factory i bambini sono tutti biondi e con gli occhi azzurri e se non fosse per il naso perennemente smoccoloso, li scambieresti per dei ciccio-bello o per i prodotti di un esperimento nazista, che forse è poi la stessa cosa. Tendenzialmente si chiamano tutti Oriol e Laia, ma c’è pure qualche Georgina e Johan . La scuola è super-nuova, le aule spaziose e la direttrice te le descrive come se ti stesse portando ad una visita guidata ad Oxford. Fanno musica, inglese, psico-motricità e tutte quelle belle attività che se anche attaccano foglie alle pareti, loro lo fanno ascoltando Vivaldi per stimolare i sensi e blablabla. Per pagare la retta devi assoutamente vendere un rene e, visto che devi anche comprare DUE set di uniformi per stagione (!!!) complete di scarpine, pantaloni, camicina e maglione, probabilmente verso natale ti toccherà vendere pure l’altro, di rene.
La scatolina magica
Quest’asilo è bellino bellino, pulito pulito, peccato sia una scatola di fiammiferi e dopo tre secondi ti sia venuto un attacco di claustrofobia da toglierti il respiro. E’ tutto asettico e ordinato, e la direttrice leggermente nevrotica. Una di quelle che ti parlano a due cm dal naso e ti fissano con occhioni verdi spalancati, mitragliandoti di 2455 parole al secondo. E’ poi anche una che da lì in avanti ti telefonerà un giorno si e l’altro pure per sapere come sta la nena e hai preso una decisione? Da lì soprannominata ‘No Pressure’, eh…
Quello che tutti ti consigliano, ma…
Quest’asilo è grande e ha un giardino molto grazioso con tanto di alberi  da frutta e sassolini che alla Kowsky piacerebbero sicuramente tanto. Di primo acchito non ci sarebbe nulla di non perfetto, se non che…boh, a me ad istinto non ha convinto. Non ha convinto la direttrice e la sua aria da business-woman afflitta dalla crisi e i suoi vari riferimenti a come in passato le cose andavano meglio, non ha convinto che una mattina col chiaro intento di fare dello spionag…ehm una passeggiata, abbia visto in giardino una bimbetta che piangeva disperata ‘mamma-mamma’ e nessuno andava da lei a consolarla, anche se una maestra era lì a due passi. Mhm.
Quello sgarrupato
L’asilo sgarruppato è un labirinto di scale, stanze comunicanti e cortili interni nel centro storico di Sant Cugat. Non si sa bene come abbiano passato il test per la sicurezza, ordunque. Le tate indossano inquietanti grembiuli in plastica colorata e, a detta della nonna che le avrebbe in teoria colte in fallo in una sua visita qui, a volte riutilizzano lo stesso fazzoletto per pulire il nasino dei bimbi.  Le aule sono un po’ old-fashion con pavimenti in plastico verde vomitino, i giochi hanno visto giorni migliori  e probabilmente se alla base c’è un progetto educativo, è stato preso in prestito da un qualche centro sociale anarchico della zona.
Quelli non-descript
Che sono poi carucci, con prezzi medi e niente di particolare in negativo o positivo, quelli un po’ a metà via, che non ti rimangono impressi ma che non ti convincono del tutto per delle piccolezze magari, ma che poi di pancia non ti ci senti di mandarcela la tua preziosissima pargola kowsky. Non so, quelli che ‘ non facciamo l’ inserimento perchè i bimbi devono capire che questo è un luogo in cui stanno senza genitori fin dall’inizio’ oppure ‘ qui non facciamo inglese fino ai due anni e comunque l’inglese lo faccio io e ci sono bimbi bilingue che ne sanno più  di me’ (evviva l’onestà e il saper vendere il tuo prodotto! )
E alla fine, secondo voi, quale asilo abbiamo scelto? Ai posteri l’ardua sentenza.
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