It takes two to Tango

Era un inverno da Siberia. Di quelli in cui le automobili ci mettevano 20 minuti prima di mettersi in moto, SE si mettevano in moto, e i vetri si appannavano nel giro di 15 secondi.

Lui un po’ se l’aspettava. Del resto la Lonely Planet lo aveva fantozzianamente  avvisato ” CittadinaPerbeneDelNordItalia è famosa per il suo clima inospitale: estati torride che sfiorano i 40 gradi e inverni umidi caratterizzati dalla tipica nebbia padana….”. E vabbe’, che sarà mai un po’ di nebbiolina – aveva pensato lui. Solo che lo aveva pensato in Scozzese * – e poi dice qui che siamo a poco più di un’ora dagli Appennini…almeno potrò andare a fare Snowboard!. E così aveva accettato l’offerta di lavoro.

Lei aveva iniziato a fumare per il nervoso. Proprio lei che era riuscita ad attraversare l’asolescenza pseudo-punk senza mai accendere una sigaretta! Aveva anche perso 5 kg per il nervoso arrivando a un minimo storico di 48 kg. E si era tinta i capelli nero corvino. Ovviamente sempre per il nervoso.

Lui non l’aveva detto ai futuri datori di lavoro, ma in quella CittadinaPerbeneDelNordItalia ci sarebbe rimasto solo 4/5 mesi. Giusto il tempo che arrivasse il visto per il Giappone. Veniva da un anno in cui gli sembrava fosse piovuto sempre, ogni giorno e ogni notte, e aveva bisogno di andarsene lontano, di sentirsi vivo.

Lei non sapeva assolutamente quello che stava facendo o dove sarebbe andata. L’unica cosa che sapeva era che i progetti che coltivava il FidanzatoStorico le avevano poco a poco tolto il fiato e che lei no, a 24 anni di matrimonio e figli non era pronta a parlarne e che no, non poteva tollerare il pensiero che i successivi 50 anni della sua vita fossero già stati decisi. E così, di punto in bianco, con prevedibile ed esplicito disgusto di entrambe le famiglie, lo aveva mollato. Poi, visto che lei quando le cose le fa male le fa male fino in fondo, si era pure messa a frequentare uno di 15 anni più grande e pure recentemente separato. Uno con un bagaglio leggero leggero da gestire e una personalità che in psicologia moderna verrebbe velocemente catalogato sotto la voce ‘narcisista’. Una situazioncina facile, insomma.

Lui dice che quando l’aveva vista la prima volta, alla reception della Scuola, aveva pensato fosse proprio il suo tipo. Peccato solo per il troppo trucco e quelle scarpe tacco 12 che la facevano molto Uomini&Donne (n.d.r lui Uomini&Donne non sapeva nemmeno cosa fosse e nemmeno lo sa ora, credo, ma l’associazione rende bene l’idea).

Lei lo aveva subito individuato, seduto al computer in maniera finto-svaccata, con la sua aria un po’ sbruffona, la collanina stile surfista e l’accento particolare. La segretaria aveva suggerito che lei gli offrisse un passaggio, visto che lei era auto-munita e lui no. E da lì, ogni martedì e giovedì sera si facevano 20 minuti all’andata e 20 minuti al ritorno su Esther, la citroen di lei.

Lui pensava che lei avesse un accento strano: a volte sudafricano, a tratti australiano e inglese. Lei pensava che di quello che diceva lui capiva 1 parola su 5. Lei pensava che a volte lui puzzasse di bastoncini di pesce Findus. Lui pensava che le interminabili telefonate di lei al NuovoFidanzato fossero un’agonia. A lei sembrava di non ridere così dai tempi dell’università. A lui sembrava che lei fosse tutto e il contrario di tutto.

Lui non era certo di piacerle. Lei ogni tanto gli portava qualche tupperware con tentativi incerti di tortini salati e lui non se la sentiva di demolirle la convizione che sì, lui era scozzese e quindi la fama culinaria non è mai delle migliori,  ma sapeva perfettamente cavarsela ai fornelli e sua madre, chef, lo aveva abituato a ben altri livelli di tupperware.

Lei aveva voglia di ascoltare musica e fottersene dello smalto rovinato sulle unghie. Era consapevole del fatto che con FidanzatoNuovo le cose non sarebbero mai potute andare oltre Natale: lei sognava vacanze zaino in spalla per il Sud-Est Asiatico e per lui il massimo della vita era un lettino in riva la mare a Milano Marittima. Ma da questa situazione, da questo turbine di telefonate della ex moglie, stalking e demolizione psicologica,  non sapeva come uscirne e quindi mangiava e dimagriva e fumava.

Quel pomeriggio in centro, lui aveva provato un paio di scarpe che non gli piacevano abbastanza da giustificarne l’acquisto ma aveva timore di passare per tirchio e le aveva comunque comprate. Lei si sentiva spensierata come un’adolescente, nonostante il gruppo di ragazze le facesse un neanche troppo sottile ostracismo e la sensazione che NuovoFidanzato la stesse seguendo a volte le mozzava il fiato.

Poi, si erano seduti ad un bar e lei aveva iniziato a bere e a dire solo cose sbagliate. Erano finiti in una festa e suonava il fidanzato cappellone dell’amica Palle. Lui ballava con un berretto in testa e lei , che notoriamente a berretti e cappelli non sa resistere, flirtava un po’ e poi spariva. Poi, a quanto pare si erano baciati e lei era collassata e l’avevano dovuta portare in macchina. Lei insisteva che voleva guidare. Lui le disse ‘No way’. Alla fine lui la portò a casa e nell’aprire la porta si rese conto che lei aveva due gatti e che non glielo aveva mai detto e che l’appartamento puzzava un po’ di piscio felino e che forse lei era matta, una di quelle che invecchiando si rimpiono la casa di animali e parlano da sole. Lei dormì per la prima e ultima volta completamente vestita e trascorse il giorno seguente a vomitare. Quando lui stava per uscire, lei gli gridò ‘non fare quella stronzata di aspettare 3 gg prime di rispondere a un mio messaggio per fare il figo!’. Credo che lei gli consegnò pure la spazzatura da portare giù.

Sono passati 10 anni e a tutt’oggi lui ritiene che il loro anniversario sia il 1 Novembre e lei no, dice che era sicuramente il 2, di Novembre.

tango

* Inglese con accento Scozzese, per capirci

 

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Chiamatemi Bree, Bree Van der Kamp!

La Smamma adolescente era una che ci teneva il giusto a compiacere la gente. Non era rissosa, ma polemica, forte dei suoi 15 anni, questo sì. Non era ribelle, se per ribelle si intende rifiutare le forme di autorità dettate da casa e scuola, però aveva scoperto il ‘punk’ e voleva che anche il mondo la vedesse così per cui si faceva coraggio sotto t-shirt bucate ‘Anarchy’ o ‘Fuck the state’ e spille da balia infilate nei jeans logori.  Andava nei centri sociali ma non fumava. Prendeva buoni vuoti ma marinava il 60% della classi di mate. Faceva quella che non deve mai rendere conto a nessuno ma tutti i giovedì andava a pranzo dalla nonna. Stava sempre un po’ a metà, per intenderci – chè adesso che ci penso forse era un po’ paracula.

Poi si cresce e si cambia, si dice.

Le prime avvisaglie c’erano state coi pub-quiz delle domeniche sere pre-prole. Alla serata quiz, molti partecipavano solo per ridere delle scelte musicali improbabili del quiz master Steve o per le gag in olando-inglese di Rutger, altri per le birre a 2 euro o le tapas a 3. La Smamma il quiz lo prendeva molto sul serio. Sì, si rideva si scherzava, si beveva la birra ma al quiz la Smamma ci andava per vincere.

Poi ci furono le gravidanze, il trasferimento a suburbia e del quiz rimase solo qualche aneddoto divertente e un set tascabile di attrezzi per giocare all’allegro-fabbro.

Con l’arrivo della prole, l’improvvisa competitività della Smamma finì nel dimenticatoio assieme alla depilazione alle gambe e al sonno ristoratore.

Passarono un paio d’anni, arrivò la figlia numero 2 e si iniziarono asili nidi  e con gli asili nidi le feste di compleanno e con le feste di compleanno, le torte, per la precisione la numero 3 della Kowsky. E qui la Smamma sbroccò nuovamente. Perché non si poteva andare semplicemente al supermercato e comprare quella già fatta di Dora l’Exloradora o se si desiderava quel tocco d’artigianale in più ordinarla in pasticceria  – quella poi soprannominata Cartier(* qui però l’appunto è doveroso: la Smamma fece il gesto di informarsi ma si rese ben presto conto che in un paese ‘pijo’ come SQC le torte si vendono a peso d’oro e pur competitiva&perfettina, la Smamma avrebbe dovuto privarsi di un rene o del Bimby – ma preferibilmente di un rene – per poterne acquistare una!). Ebbene no, la Smamma osservò bene quella della pasticceria e pensò ‘e che sarà mai un pan di spagna su 5 livelli ricoperto di fondant e personaggi di zucchero rappresentanti Alice nel paese delle meraviglie, il cappellaio matto, lo stragatto e la regina di cuori! A me Cartier mi fa un baffo, la farò io con le mie sapientissime mani. Anzi, ne farò due: una per l’asilo e una per la festa a casa!’.

E così fu. Tralasciamo il fatto che la Smamma impazzì e in quella cucina, in quel forno, ci vennero sì fuori due torte (una Hello Kitty e l’altra di Frozen) ma per poco non ci venne fuori pure un divorzio. Tralasciamo il fatto che la Smamma rimase a decorare la torta Frozen di piccoli fiocchi di neve fino alle tre del mattino e si svegliò alle 6 per infornare l’altra, godendosi pochissimo la festa di compleanno e sognando per le tre settimane successive zuccherini decorativi e olaf assassini.

Poi, tornò la calma. Almeno, fino all’inizio della materna.

Perchè alla materna, qui da noi in Catalunya, le tate sono ermetiche. La tata Miriam, per spiegarci meglio, comunica a strizzatine d’occhio. Ché uno lo prende come buon segno, ma io vorrei saperne di più…che so, mia figlia mena gli altri bambini? fa la cacca? dorme? mangia? perché la kowsky dice sempre che mangia pane&pera o pane&pesca che per l’amor di dio carboidrati e frutta mi sembra un’accoppiata vincente, ma vorrei sperare che i 124 euro al mese diano diritto alla fettina di tacchino occasionale. Occhiolino. vabbè. Allora alla Smamma viene un dubbio, un dubbio atroce: non è che alla tata Miriam starò sulle palle? e poi l’ideona, per soffocare ogni dubbio: sarò la mamma modello, sorriderò ma non chiederò più se fa la cacca, sarò puntuale e discreta, mi ricorderò sempre che il mercoledì c’è il cambio grembiule, stirerò le lenzuola e metterò le etichette al cambio. Sarò impeccabile. Inappuntabile, E quando arriverà la circolare che chiede alla famiglia di collaborare con oggetti dell’autunno, faremo gli originali, altro che mandarini, noi porteremo la melagrana e quando ci renderemo conto che non siamo stati originali per un cazzo e che la mamma della Salma ci aveva preceduti (maledetta!), ci proveremo col cachi, se necessario andremo a funghi e priveremo una qualche lumaca del suo guscio pur di sentirci dire che ‘guardi, signora, siete stati bravissimi e in effetti sua figlia è un po’ stitica e prepotente’.

Dadda dice che la Smamma soffre della Teacher’s Pet Syndrome. Può essere, non dico mica di no. E a guardarmi da fuori mi sto sulle palle pure io, credetemi. E’ per questo che quando ieri è arrivata a casa la circolare che recita ‘cari genitori, ecco per voi una sfida (palpitazioni della Smamma, adrenalina a mille): vi chiediamo di essere creativi (occhi che sberluccicano, tremolio alle mani) e partecipare alla tradizionale gara d’autunno – travestimento castagne, pigne e patate dolci’, la Smamma ha capito che doveva fermarsi, ha consegnato il foglio al Dadda simbolicamente consegnando sè stessa alle autorità e con la voce spezzata gli ha sussurrato ‘guarda, ecco un progetto fatto apposta per te!’. Poi, segretamente, è andata subito su google a cercare idee, ma questa è un’altra storia.

L’unica cosa che non mi spiego è…si cresce, ok. Si cambia, ok. Ma come ha fatto l’adolescente che si sentiva Nancy Spungen a diventare Bree Van der Kamp?

Bree_Van_Der_Kamp

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A Volte Ritornano. (Il problema però è se ce la fanno a restare a.k.a Pigrizia&Vittimismo)

Ebbene ebbene, pare proprio che qui si sia battuto ogni record: 8 mesi tondi tondi di silenzio e primo premio meritatissimo in incoerenza, inconsistenza, pigrizia e vittimismo! Evvai!

Anzi, quasi quasi questo post lo sottotitolo proprio così: Pigrizia & Vittimismo.

In questi 8 mesi di apparente silenzio, di cose ne sono successe e un re-cap mi sembra più che doveroso.

  • c’è stato un weekend, il primo da coppia senza figli, IL weekend in cui le aspettative erano che si tornasse in tre e per poco non si è tornati in UNO. Al momento si stanno ancora cercando di incollare i minuscoli pezzettini in cui ci siamo lasciati sgretolare. E’ molto work in progress. Poi vi dico meglio. Ma no, ecco, siamo riusciti a rientrare in due, tutti anatomicamente interi (che non è poco) ma decisamente non in tre.
  • si è trascorsa come sempre un’estate alquanto nomade tra Italia e Scozia. In Italia, al mare con la nonna D, tra i nuovi amori adoloscenziali della sorella teenager, tanta trashissima baby-dance, pranzi e cene da delirio, collezioni di granchi morti che la famiglia Addams a noi ci fa un baffo,e ritmi collettivi da cardiopalma le cose sono apparentemente andate liscie come l’olio. Solo un momento di defaillance quando al 56esimo ‘ah come sono stanca’ della nonna D, la Smamma è un attimo sbrottata malamente ma vabbè, si sa che la stanchezza a volte gioca brutti scherzi. In Scozia, ci sono stati due matrimoni a cui le pupe non erano invitate, quindi si è andati da super-single e in generale si sono fatte gran passeggiate nei boschi , si è come sempre devastato l’ordine fisico e psicologico di una famiglia abituata  a pace e tranquillità ai livelli che Grandpa ha spesso disertato la nostra compagnia all’ora dei pasti per un fantozzissimo vassoio davanti alla partita. Decisamente non il loro stile che sono tanto a modo, ma per sopravvivere ognuno fa quel che può, come dargli torto…
  • Poi si è rientrati. si è passati dai 15 gradi di Inverness ai 19 di Londra per arrivare ai 30 di Barcellona nel giro di 8 ore. Il Dadda ha lsciato il portafogli sull’aereo e noi nel parcheggio per 3 ore sotto il sole nel tentativo di ritrovare il biglietto del parcheggio (ovviamente nel portafogli) *Aperta la porta di casa, tanfo di cadavere e gran sorpresona: frigo e freezer in avaria con conseguente putrefazione dei tanti tupperware che il perunavoltaorganizzatissimo Dadda aveva pre-congelato per il nostro ritorno (karma is a bitch, dicono!*). Pulire il frigo con 2 pupe sotto i 3.5 anni che accaldate e affamate sono al massimo livello di cooperazione, le zanzare del giardino in sciopero della fame da 3 settimane peggio che in ‘The Walking Dead’, generale sensazione di sconfitta & smaronamento…beh, siamo stati bravi a non accoltellarci, diciamocelo. Ah, era pure domenica!
  • si è iniziato la scuola materna -Kowsky – con grande gioia & gaudio di tutta la famiglia compresa la medesima Kowsky. Con la maestra, Miriam,  in un mese siamo si e no riusciti a dirci un ‘Come va?’ ma ci avevano avvertiti: la materna non è come il nido! E poi sembra che Miriam comunichi più che altro a strizzate di occhi, Noi abbiamo deciso che lo prendiamo come un buon segno, Ogni giorno, la kowsky torna a casa con il deserto del sahara nel sottosuola delle scarpe (anche questo lo prendiamo come un buon segno) e un resoconto dettagliato che suona più o meno così ‘oggi ho una nuova amica’ ‘ah, che bello, come si chiama?’ ‘boh’ ‘…’. oppure ‘cos’hai mangiato oggi? (mamma rompicoglioni italiana, lo so) ‘pane e pesca’ ‘e poi?’ ‘niente’. Anche questo lo prendiamo come un buon segno.
  • Per una Kowsky al settimo cielo alla materna, c’è una Lottie disperata al nido ma lei è reazionaria dentro e figurati se non protestava. Piano piano si sta abituando, credo, ma vi terrò aggiornati.
  • ah, e poi la cosa più importante di tutti: la kowsky ha iniziato a fare la cacca quotidianamente e non più ogni 3,4 gg, iuppi!!! la sessione richiede comunque pazienza e partecipazione ma, altro grande successo,  siamo riusciti a passare dalla compagnia umana a quella dell’ipad (metodo ovviamente consigliato da tutti i migliori manuali di puericultura). Abbiamo dunque perso quei preziosissimi 45 minuti di condivisione, ma ci abbiamo guadagnato sanità mentale   pranzi e cene più serene.

 

sept-oct2015 009

Cose che non sono cambiate: non ho ancora capito come accidenti si usa wordpress ma vabbè, dove c’è vita c’è speranza.

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Facciamo Finta che Siamo Cinesi

facciamo finta che siamo cinesi e che quindi il 2015 inizia a metà Febbraio.

Siamo nel 2015 ed è circa due mesi che non butto giù nada de nada. Mi par giusto, quindi, che la prima resolution (com’è che si dice in italiano che mi sono dimenticata? ‘spetta che controllo su google…ah, propositi!) per il 2015 sia un pelino in più di costanza e disciplina. Che non guasta mai.

Scriviamole in ordine, va, che così ci capiamo meglio.

  • Costanza & Disciplina nell’aggiornare i blog, dicevamo. Siamo partiti malissimo ma proveremo a rimediare.
  • Una maggior cura, dedizione e rispetto per il povero frigorifero che non ce la può proprio fare a mantenere un aspetto dignitoso, Io ci provo pure ma qui lotto contro una genetica non delle più favorevoli visto che LaNonna, donna impeccabile dal punto di vista professionale, Vergine di segno e come tutte le vergini, puntigliosa, ordinata e puntuale al limite dell’ossessione, ha come tallone d’Achille un frigo che quello di un punkabbestia al confronto le fa un baffo. Siete collezionisti del Mulino Bianco e non vi capacitate del fatto che i Tegolini degli anni ’90 non siano più in commercio? Don’t worry, chiedete al frigo della Nonna. Siete amanti dei sapori forti? Un cetriolino sottaceto del 1995 saprà deliziare il vostro palato! Ghiotti del formaggio di Fossa?nessun problema: nel frigo della nonna il profumo di uno stracchino dell’83 non ve lo farà rimpiangere.   Diciamocelo: per quanto pessimo, il mio frigo non raggiungerà mai i livelli di quello di mia madre. (Una volta un’amica svedese molto trendy e molto avanti, mi rivelò che a suo parere il frigo è lo specchio dell’anima. Ecco, spero si sbagli di grosso o la nostra anima è un omogeneizzato al tacchino aperto da Giugno 2014.)
  • Imparare l’arte British della diplomazia. Ovvero, farsi furbe e invece che dire ‘mhm, in effetti quel poster che hai faticosamente messo insieme con ritagli di Vanity Fair mi fa abbastanza cagare’ si potrebbe lanciare un ‘wow (il wow è generale, e quindi non si può catalogare sotto la categoria ‘menzogna spietata’ a mio modestissimo parere), secondo me starebbe benissimo nel tuo studio, da’ un’idea di creatività…’. Tipo. E poi, trovare il modo di spiegare con molto tatto e delicatezza che sì, uno sdraio fatto con bottiglie riciclate sarebbe fichissimo, ma magari si potrebbe dare la priorità – io che so? …alle lampadine che non sono mai state montate in casa ed è  un anno e mezzo che dobbiamo alternare le abat-jour e portarcele dietro come profughi?
  • Accettare con umiltà che è giunto il momento (o, forse è addirittura già troppo tardi) di comprare un buon anti-rughe. E magari, di darselo pure.
  • Accettare che se due bimbe sotto i tre anni sono già un anti-sesso molto molto potente, le gambe non depilate certamente non aiutano.
  • Accettare il fatto che le mutande Intimissime comprate nel 2005 2 figli, 5 kg e 10 anni in meno a) non ti entrano più e se entrano fanno l’effetto rotolo michelin b) è arrivata l’ora di progredire: il fiocchetto rosa sul bordo del perizoma non è più tollerabile.  c) dopo 10 anni, molte mutande sono sopravvissute ma altrettante sono decedute da mo’ – i buchi sulle chiappe sono un segnale allarmante che sia venuta l’ora di farne stracci per la polvere, non un modo di essere environmentally friendly.
  • Lavare la macchina e cercare di contenerne l’effetto Chernobyl al suo interno.
  • Alzare la voce è anti-pedagogico, lo sai, Eppure a volte non riesci ad evitarlo. Quando tua figlia di neanche 3 anni ti sgrida dicendoti ‘ma insomma, te l’ho già detto 6 volte, quante altre volte te lo devo ripetere?’ sai che è giunto il momento di rivedere il tuo metodo educativo.
  • Tenere a bada la tua sindrome ossessiva-compulsiva, che tradotto alla lettera significa resistere alla tentazione di controllare che ogni singolo my little pony sia nella casetta all’ora di dormire ed evitare la scena patetica in cui fingi di infilare le principesse nella borsetta. Ammettilo: le stai contando una per una!

vado a pulire il frigo.

Dogs-comics-and-new-year-resolutions-2015

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Del perché non ce la posso proprio fare col Blog

E’ più di un anno che questo blog esiste e mi ero detta che sarei stata disciplinata e avrei scritto con cadenza regolare e sarei stata costante nel mantenere i contatti nella blogisfera ecc. Ovviamente nulla di tutto ciò è avvenuto. Mhm.

Ho riflettutto spesso sul perchè non ce la posso proprio fare a far decollare questo blog, e sono giunta ad un paio di conclusioni.

  • (Allerta il lupo perde il pelo ecc) Sono inconcludente per natura. Con tutto. Con tutti. E’ un mio grandissimo limite, il mio difetto più accentuato. Se così non fosse, a quest’ora suonerei la chitarra alla J.Hendrix e sferruzzerei a maglia meglio di Nonna Papera. Per non parlare del gluteo alla Belen frutto di ore ed ore di sedute in palestra. Invece, la chitarra prende polvere in un angolo del garage e a malapena suono si-la-sol-la-si-si-si col flauto delle medie, l’unica sciarpa che ho provato a fare a maglia è stata utilizzata dalla gatta come wc quando per la vecchiaia è diventata incontinente (di questo forse dovrei andare fiera: immagino abbia apprezzato l’alternativa soft alla lettiera. Se non altro.) e il gluteo…beh, lasciamo stare, eh.
  • (allerta: punto ad alto rischio di auto-commiserazione!) Siamo soli, io e il Dadda, all’estero con figli e senza aiuti da parte di nonni, zii, amici. I soldi sono quello che sono e il tempo per fare qualsiasi cosa che non sia catalogato sotto ‘priorità’ scarseggia. E qui capisco che si potrebbero fare innumerevoli obiezioni. Tipo che sì, ogni tanto viene l’ispirazione. Poi, come dire…una volta messo a posto, fatta la lavatrice, cucinato la cena, preparato le lezioni per il giorno seguente, cambiato pannolini, sfamato la Lottie, pulito i residui della cena della Lottie finiti su tende, mensole e vetri, sedato una lite tra sorelle, intercettato un pezzo di pongo e un frammento di orecchino che stava per essere ingerito dalla piccola, ecco, spesso l’ispirazione passa.
  • (allerta scusa) WordPress. Se quando mi è venuta l’idea di aprire un blog avessi fatto un minimo di ricerca in ambito blogghifero, mi sarei resa conto che l’80% delle bloggers che seguo usa blogspot. Ci sarà un motivo, no? Ecco, ovviamente io questa ricerca non l’ho fatta. Mi sono fatta un blog con wordpress ma c’è poco da fare: tra me e wordpress proprio non c’è feeling, non ci capiamo.
  • (allerta complesso d’inferiorità) Poi, lo ammetto: sono un po’ intimidita dalle altre bloggers e questo senso d’inadeguatezza mi blocca sul nascere qualsiasi germoglio di creatività. E’ come se sulla mia spalla fosse seduto un piccolo diavoletto che ad ogni ticchettata di tastiera mi sussurrasse fetente ‘ah, ***** lo scriverebbe molto meglio’ ‘ a chi vuoi che interessino queste banalità?’ e via così di coltellate all’ego per poi darmi il colpo fatale ‘manchi d’originalità-stile-ironia-profondità ecc’.
  • (allerta rehab) Che poi, quando ci sono 5 puntate di ‘The Walking Dead’ che pulsano da una finestrella del mio pc, come si fa a resistere?

Va beh, tutto ciò per dire che tra poco è Natale e poi verranno Capodanno con i suoi buoni propositi e io la prendo un po’ larga ma anticipo che sì, ci proverò: da Gennaio m’impegnerò per avere i glutei della Belen  cercherò di diventare una blogger migliore. Promessa di lupetto!

promessa

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Tremate, tremate, le streghe son tornate (Titolo Ironico, eh!)

È arrivata LaNonna e con lei vacillano molte certezze – quelle genitoriali in primis – , improvvisamente appaiono problemi che prima non parevano tali e le mezze stagioni non sono mai sembrate così mezze.
LaNonna è adorata dalla Kowsky e temuta e tenuta a saggia distanza dal Dadda.
LaNonna è una sacerdotessa inconsapevole del femminismo post-moderno e non tanto sottilmente pensa che gli uomini siano più o meno tutti degli incapaci. È una donna che si è fatta da sola, tenace, tosta e poco incline al compromesso e alle ammissioni di colpa, il ché rende qualsiasi conflitto una potenziale guerra senza esclusioni  di colpi.  Per tutta la vita, lei ed io ci siamo mosse entro i confini del ‘cerchiamo di non romperci troppo le palle l’una con l’altra’ che facevano comodo ad un’adolescente-io- che sostanzialmente voleva fare ciò che voleva e una trentenne divorziata -lei- che sostanzialmente voleva fare ciò che non aveva potuto fare prima.
Da quando è diventata nonna, è letteralmente impazzita e ha quasi vissuto un transfer psicologico (soprattutto con la prima, la kowsky) in cui faceva un po’ fatica a ricordarsi he la mamma ero io e non lei. Ci sono stati vari scossoni d’assestamento e qualche terremoto tra noi, ma sembra che ora le cose stiano andando per il meglio e i ruoli siano di nuovo definiti e chiari per tutti.
Alla Nonna vogliamo un mondo di bene, e quando viene a trovarci le siamo tutti molto grati sia perché si fa carico di un’impressionante mole di lavoro con le pupe, sia perché una volta ogni morte di papa, io e il Dadda possiamo fare i fidanzatini e uscire fuori a cena. E questo, chi vive lontano dai nonni, mi darà ragione, non ha davvero prezzo.
Quando c’è LaNonna, veniamo seppelliti da pacchi, pacchetti e scatoloni, e quando se ne va bisogna mandare la Kowsky in rehab da regalo, ché va talmente fuori di testa che per un paio di giorni dopo la sua partenza è tutto un ‘lo compriamo?’ che sembra drogata. Quando c’è LaNonna bisogna stare attenti a non lasciarla tutto la mattina da sola con la Lottie dormiente in passeggino proprio il giorno di mercato, perché poi quando si esce dal lavoro, ci si accorge che bisogna chiamare un taxi per tornare a casa perché sul posto del passeggino gemellare della Kowsky ci sono 18 sacchetti di plastica e la bambina non ci sta.
Adesso LaNonna è ripartita e ci manca già. Insieme alla tristezza e a tre confezioni di gelato vuoto, rimangono sette chupa-chups panna&fragola, una tovaglia di peppa pig, tre paia di scarpe coi brillantini, cinque vestiti coi brillantini, tanti brillantini sparsi per casa e innumerevoli istruzioni su tutto quello che non abbiamo ancora messo a posto in casa 😉 .
Chi trova la nostra Nonna, trova un tesoro e anche un senso d’inadeguatezza che, nonostante due figlie, forse non se ne andrà mai.
Amelia1
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L’Estate Paziente

E’ stata un’estate particolare.

Un’estate non-estate, un’estate che non ho ancora capito dove sia finita o come sia svolta ma ci dicono terminata. La prima estate in quattro. La prima estate in cui la Kowsky camminava autonomamente. La prima estate in cui il nostro rientro vacanzifero in Italia non ha causato malumori e strascichi. Per ora, almeno.

Questa doveva essere una grande estate ma è stata un’estate…mhm…un’estate boh rende bene?

Io su quest’estate avevo delle grandi superficialissime aspettative che andavano da un tripudio di bagni in mare e piscina,  a castelli di sabbia e bambini impanati, passando per baby-dance, sala giochi e quant’altro di trashissimissimo ci possa essere da fare per un bambino in Romagna.

In realtà -a parte un tempo infame che sicuramente non ha aiutato – non ho ancora ben capito cosa ci abbia fregato.

Dei 10 giorni in Romagna, ci rimarrano, in ordine sparso:  il Pulcino Gino e la baby dance (che questa sì che non ha deluso le aspettative e anzi,  ‘ci’ ha fatto scoprire le gioie di Cristina D’Avena&Co da cantare a squarciagola in auto), i  batticuori, le ansie, gli infiniti ‘oddio, cosa mi metto?’ e il primo bacio di una sorella adolescente, una collezione di MyLittlePony su cui a ogni cavallino smarrito  o dimenticato chissà dove una mamma con rinomati disturbi ossessivo-compulsivi deve cercare di mantenere la calma, una Kowsky spesso lagnosa e capricciosa e non particolarmente amante del sole (ma ci sta, chè lei è mezza scozzese), una Lottie semi-invisibile dai mille riposini diurni e ancora in versione bebe’ quindi molto poco molesta, tanti giorni di pioggia, nuvole scure, la mamma che ha ovviamente fatto la valigia alla cazzo e dimenticato tutte le calze della Lottie e non ha portato nemmeno una maglia a maniche lunghe per la Kowsky con conseguenti sguardi di disapprovazione della Nonna D.

Poi, in montagna dal Nonno S. sull’Appennino bolognese: rimanere basita nello scoprire il cinismo e la freddezza pragmatica di una sorella già oltre l’innamoramento marittimo (‘tanto lo so che le storie al mare funzionano così) quando io, super immedesimata e memore dello struggimento estivo adolescenziale degli amori che furono, già mi preparavo un discorsone sulle email che si sarebbere potuti scrivere e facebook e chissà magari l’anno prossimo vi rivedrete. Le sfuriate del Nonno S, re incontrastato dei fornelli e della spesa e anche un po’ desperate housewife, con la Bisnonna J, rea di sbriciolamenti selvaggi, sproloqui e ipocondria perenne, La perenne attesa degli arrivi e l’ombra costante delle partenze. Le zanzare e le more da raccogliere. Le passeggiate con la Lottie marsupiata e la Kowsky camminante alla ricerca di Bambi e dei Sette Nani. L’arrivo del Dadda e quelle meravigliose 24 h in cui la Kowsky non ha avuto occhi che per suo padre. I giochi sul prato, le grigliate e le colonie di gatti da sfamare.

La Scozia e i suoi 12 gradi ad Agosto caso mai vi foste dimenticati che qui siamo più in alto di Copenaghen. Gli arcobaleni e i cieli che si muovono veloci. Il gatto Toots ciccione e bontempone e le sue tante vittime. I cerbiatti all’orizzonte – sempre i soliti quattro, le passeggiate nei boschi a contare le pecore e guardare le mucche che la Kowsky ha battezzato coi nomi degli animatori della baby-dance (tra i vari ‘rossella’ e ‘marco’ c’è scappato pure un ‘passeggino’ ma vabbè), il fidanzamento della Kowsky con il principino biondo Hamish, la grande intesa con la pecora Shaun e la cavalcata sugli asinelli. Splishete splashete con i wellies nelle pozzanghere, à la Peppa Pig. Le cene alle 7 in punto come compromesso tra i due mondi, la cucina meravigliosa di Granny, Grandpa B che suona l’armonica, la Kowsky che improvvisa un ceilidh (danza tipica scozzese), la Lottie che osserva tutto coi suoi grandi occhi fiordaliso e assaggia i mattoncini dei lego.

E, infine, la città di provincia nel Nord Italia. Quella terra di mezzo, quella sosta che tanto preoccupa e che invece è stato un piacevole pre-rientro. Le passeggiate intorno a casa della Nonna D a guardare i gatti. I pomeriggi all’altalena a fare amicizia con i bimbi autoctoni. L’improvvisa accondiscendenza della Kowsky, il suo voler andare a lavorare con la Nonna, le spese al supermercato e il giro in giostrina. Il voler indossare la borsetta e mettersi lo smalto (a due anni 1/2!!!), gli amici che passano a trovare, le ‘zie’ e le cene giapponesi, la vicina che porta una torta e fermarsi tutti a chiacchierare sul pianerottolo col chaos di bambini che giocano, lattanti che urlano, cani e gatti.

E’ stata un’estate un po’ così. Però a ripensarci adesso, un po’ mi manca.

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